I valori della birra artigianale

Definire la birra artigianale non è un compito facile, ed è qualcosa di diverso rispetto a quello che la gente solitamente beve.
E’ una birra non pastorizzata, prodotta senza l’ utilizzo di conservanti ed utilizzando ingredienti selezionati e di prima scelta.

Le scelte compiute dai birrai artigiani in fase produttiva sono molto diverse da quelle dei grandi birrifici industriali, che al contrario non hanno come obiettivo primario la realizzazione di un prodotto standardizzato e qualitativamente accettabile, cioè bevibile dalla gran parte dei consumatori

BIRRA INDUSTRIALE

  • Le multinazionali puntano ad uniformare il gusto dei loro prodotti, e seguono i criteri della convenienza industriale
  • le birre industriali sono sempre filtrate e pastorizzate, in modo da garantire la massima conservazione del prodotto
  • le birre industriali spesso sono prodotte con additivi chimici, conservanti e con surrogati del malto d’ orzo, come il riso e il mais e altri cereali fermentescibili, che permettono di contrarre i costi di produzione

BIRRA ARTIGIANALE

La birra artigianale punta tutto sulla qualità, sulla ricerca degli ingredienti e sulla creatività dei birrai nel loro utilizzo. In parole povere, chi beve birra artigianale cerca un’ esperienza gustativa “differente”, fuori dagli schemi, lontana dalle convenzioni e più vicina al territorio.

LA PRODUZIONE

Il processo di produzione della birra parte dalla materia prima che è l’orzo, un cereale visivamente molto simile al grano.

Comunque, la birra non si fa proprio con l’orzo, ma con l’orzo arricchito di alcune sostanze naturali della pianta, arrivato ad una fase in cui viene chiamato chiamato malto. I chicchi d’orzo, in pratica, vengono lasciati in un ambiente umido al punto giusto per poter germogliare, facendo spuntare la prima fogliolina della nuova pianta. A questo punto si cuoce tutto. Dal tempo di cottura dipenderanno poi aroma e sapore della birra.

Ora abbiamo, di fatto, dei chicchi secchi, che proprio come il grano, possono essere macinati per farne una farina. Questa farina è detta mosto e viene mescolata all’ acqua per rendere possibile l’attacco da parte dei lieviti.

Il mosto viene quindi bollito, per eliminare eventuali microrganismi indesiderati che potrebbero proliferare e nella bollitura si aggiunge un ingrediente fondamentale, il luppolo, il frutto di una pianta erbacea dal caratteristico sapore amaro che si sente molto bene nella birra.

Arriva il processo di fermentazione, durante il quale vengono inseriti nell’ impasto dei lieviti; sono praticamente dei funghi che, come gli altri organismi viventi, mangiano ed espellono. Il loro nutrimento in particolare è lo zucchero, mentre le loro deiezioni sono l’alcool e l’anidride carbonica, che sono i prodotti di fermentazione della birra.

La birra viene fermentata soprattutto sfruttando due lieviti diversi, il saccaromyces cerevisiae e il saccaromycescarlsbergensis, a seconda del gusto finale che dovrà avere la birra, che è molto importante per il risultato.

Terminata la fermentazione, la birra viene lasciata riposare per stabilizzare la situazione ed evitare che la fermentazione continui in modo non controllato. Passate 4-6 settimane, si assume che le reazioni chimiche che si verificano nella birra siano concluse e che la birra sia pronta.

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